Come funzionano le traduzioni automatiche su Facebook? 17/08/2017

Tratto da ninjamarketing.it

La nuova missione di Facebook per creare una community globale passa anche attraverso la traduzione automatica sul social network

In un post di alcune ore fa sul blog dedicato agli sviluppatori, Facebook ha presentato la sua neural machine translation, una nuova modalità di produzione delle traduzioni sul social network.

“Dare alle persone il potere di costruire community e rendere il mondo più vicino insieme”


La nuova missione di Facebook inizia a produrre i suoi primi effetti anche sui servizi messi a disposizione dal social network. Tra questi la traduzione automatica dei post, una feature che può aiutare le persone a connettersi con chi vive all’estero, comprendendone meglio la lingua.

Ti è mai capitato di leggere il post di un amico che si trova all’estero e vederlo già nella sua versione tradotta nella tua lingua? Bene, da qualche tempo Facebook ha iniziato a offrire una traduzione automatica di messaggi e commenti, con lo scopo di rompere le barriere linguistiche e superare quello che qualcuno ha chiamato “effetto babele”.

Da una tecnica statistica alla rete neurale: la neural machine translation di Facebook

Creare traduzioni accurate per gli oltre 2 miliardi di persone nel mondo che oggi utilizzano Facebook, cioè, significa permettere a persone lontanissime tra loro di comunicare.

Tra le difficoltà di cui tenere conto in un processo di traduzione, però, vanno annoverati:
Non un procedimento alla portata di un semplice algoritmo, insomma.

  • contesto
  • slang
  • errori di battitura
  • utilizzo delle abbreviazioni
  • intenzioni nella comunicazione

Per migliorare la qualità delle sue traduzioni, Facebook è recentemente passato da una tecnica statistica basata sulle frasi di uso comune, ad un sistema basato su reti neurali, che consente traduzioni più accurate, producendo circa 4,5 miliardi di traduzioni ogni giorno.

L’esperienza utente è migliorata e le persone hanno iniziato a poter fruire con più semplicità anche i post scritti in altre lingue.

La tecnica statistica basata sull’uso comune, utilizzata in precedenza da Facebook, aveva degli evidenti limiti. Bastava leggere qualche frase in traduzione e poi nella sua versione originale, per rendersi conto degli errori, soprattutto di contesto, che venivano prodotti, alterando evidentemente il messaggio reale.

Le frasi venivano infatti suddivise in singoli sintagmi prima di essere tradotte, producendo traduzioni alterate.

Nella costruzione di una rete neurale per le traduzioni, invece, Facebook ha iniziato a lavorare sulla sequenza LSTM (lunga memoria a breve termine), vale a dire una rete che può tenere conto del contesto della frase di origine, ma anche delle traduzioni già prodotte, per creare traduzioni più fluide.

Grazie al nuovo sistema l’accuratezza della traduzione automatica è aumentata dell’11%, secondo la metrica BLEU, utilizzata proprio per la valutazione delle traduzioni.

Nel caso, poi, di parole sconosciute o di frasi senza un diretto corrispondente nel vocabolario di destinazione, un sistema neurale genera una sorta di parola segnaposto per la parola sconosciuta, fino a trovare un corrispondente corretto nella lingua di destinazione, attraverso il confronto con altre lingue in cui la parola invece è già stata tradotta, in una sorta di catena di traduzioni di lingua in lingua.

Un esempio? La traduzione dell’abbreviazione inglese/americana “tmrw” (tomorrow) in spagnolo, passando attraverso le varie traduzioni troverà il suo corrispettivo “mañana”, portando a ulteriori miglioramenti nel vocabolario di base di Facebook.

Tuttavia, per non appesantire troppo il calcolo della rete neurale, con un numero eccessivo di termini, la neural machine translation calcola anche la probabilità di distribuzione nel vocabolario di destinazione, riducendo i tempi di risposta, senza compromettere la qualità della traduzione.

Le reti neurali aprono molti percorsi di sviluppo futuri connessi all’aggiunta di ulteriori contesti, ad esempio una foto che accompagna il testo di un post, per creare traduzioni migliori.

Facebook e la sfida della traduzione

Completare questo miglioramento linguistico per Facebook resta un passaggio fondamentale nella sfida verso la creazione di una grande community globale. Una sfida che passa anche attraverso i suggerimenti che Facebook oggi richiede sulle traduzioni, sui feedback e sulle possibilità di intervenire sulle proprie impostazioni di lingua per utente.

L’obiettivo finale? Produrre traduzioni sempre più rispondenti al linguaggio umano, per tutti, sul social network più utilizzato nel mondo.

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F8 2017: tutte le novità dalla conferenza annuale di Facebook per i developer 20/04/2017

tratto da ninja marketing: http://www.ninjamarketing.it/2017/04/19/f8-2017-tutte-le-novita-dalla-conferenza-annuale-di-facebook-per-i-developer/

Più di 4.000 persone hanno preso parte al Day 1 della conferenza F8 2017, l’evento annuale di Facebook, tenutosi in California, in cui gli sviluppatori e le imprese di tutto il mondo si uniscono per esplorare il futuro della tecnologia.

Quale sono le novità che Mark Zuckerberg ha presentato alla platea presente e ai milioni di utenti che hanno seguito il keynote attraverso Facebook live?

Zuckerberg parla degli obiettivi che il Re dei social intende perseguire:
A quanto pare il futuro di Facebook sarà fortemente legato alla realtà virtuale e all’intelligenza artificiale.

Fino ad oggi l’obiettivo di Facebook è stato quello di connettere parenti e amici. Da ora in poi ci focalizzeremo sul costruire una community.

Vediamo nel dettaglio le novità presentate.
Per accedere ai contenuti virtuali non saranno più necessari occhiali e lenti smart, ma basterà utilizzare la fotocamera del proprio smartphone.

Camera Effects Platform

Tra le nuove feature presentate sul palco dell’F8 abbiamo la nuova suite di strumenti creativi aperti per offrire ad artisti e developer la possibilità di creare una gamma completa di effetti per la nuova fotocamera di Facebook, da semplici cornici a effetti interattivi e maschere, utilizzando i più recenti strumenti di realtà aumentata.
La camera effects platform include due prodotti: Frames Studio ed AR Studio.

Frames Studio è un editor creativo online che permette di progettare cornici che possono essere utilizzate sia nelle foto del profilo sia nella nuova Camera di Facebook.

AR Studio, ancora in fase beta, può essere utilizzato per creare maschere, effetti script, cornici animate e altre tecnologie in realtà aumentata che reagiscono al movimento, all’ambiente o alle interazioni durante le trasmissioni in diretta.
Si chiama Facebook Spaces la nuova applicazione di realtà virtuale, lanciata in versione beta esclusivamente per Oculus Rift, che consentirà agli utenti di trascorrere del tempo e divertirsi con gli amici in modo interattivo, in un ambiente virtuale.
Ricordate Second Life?

Facebook Spaces

Facebook Spaces, sembrerebbe ricordarlo molto, ponendosi come il primo social per la realtà virtuale, con tanto di avatar personalizzabile dagli utenti.

Il nuovo mondo parallelo targato Facebook sarà un luogo virtuale all’interno del quale si potranno esplorare posti nuovi grazie alle foto e ai video a 360 gradi, si potrà dare libero sfogo alla propria creatività con un pennarello virtuale, che sarà un valido supporto per dar vita a qualsiasi disegno, e tranquilli non mancherà un selfie stick virtuale per tutti gli amanti dei selfie.
Come portare gli amici nel proprio mondo virtuale?

Attraverso le videochiamate di Messenger, basterà che una persona risponda alla chiamata per entrare automaticamente nel vostro Facebook Spaces.
Grandi novità in arrivo anche per gli sviluppatori con il nuovo programma Developer Circles, progettato per creare una community locale di developer, con l’obiettivo di creare un luogo di contatto in cui condividere idee e conoscenze per dar vita a nuove forme di collaborazione.

Developer Circles

L’iniziativa apre le porte a tutti gli sviluppatori che decidono di aderire e sposare il progetto.
All’interno di ogni Developer Circle locale ci saranno dei membri che assumeranno il ruolo di leader, impegnandosi nella gestione della community e nell’organizzazione di eventi offline.

Miglioramenti e novità interessanti in arrivo anche per la nota applicazione di messaggistica istantanea di casa Facebook che da poco ha superato l’1,2 miliardi di utenti attivi.

Messenger

Sin dal suo debutto Facebook Messenger, è diventato un punto di riferimento e un canale preferenziale per le aziende e per gli sviluppatori, basti pensare che ogni mese vengono inviati tra brand e consumatori più di 2 miliardi di messaggi.

Presentata durante l’evento, la nuova versione di Messenger non solo promette nuovi giochi , inclusi i game bot, ma anche una una serie di estensioni grazie alle quali gli utenti potranno usufruire di diversi contenuti all’interno dell’app stessa, senza la necessità di abbandonare le conversazioni, ad esempio si potrà ascoltare un brano di Spotify direttamente da Messenger.

Al momento si contano oltre 100.00 bot attivi al mese all’interno dell’app, è chiara quindi l’intenzione di Zuckerberg di prestare particolare attenzione a questo nuovo trend.

Due le novità previste: verrà introdotta una nuova scheda Discover e un bot store.
La nuova funzionalità discovery aiuterà le persone a trovare in modo intuitivo i bot che stanno cercando, direttamente dalla schermata principale di Messenger, mentre il bot store si presenterà come una sorta di app store, all’interno del quale saranno evidenziati i bot di tendenza, quelli più utilizzati, e attraverso un’ apposita barra si potranno cercarne di nuovi.

Non passa in secondo piano la nuova assistente di Messenger, M, disponibile da qualche settimana negli Stati Uniti, la quale grazie all’intelligenza artificiale offrirà dei suggerimenti utili all’interno delle chat, sulla base degli argomenti trattati durante la conversazione.
Con l’intelligenza artificiale migliorano anche le funzionalità offerte dallo strumento conosciuto come Facebook Analytics per le app.
Le nuove features sono state progettate per aiutare i brand a comprendere e ottimizzare il customer journey, acquisendo informazioni sempre più precise e preziose sui propri clienti.
Buone notizie in arrivo per chi possiede un’applicazione e un Messenger bot con la nuova API dedicata alla gestione delle identità. La nuova API rende più semplice il collegamento con una singola persona, consentendo di mappare un Facebook Login ID e un Messenger ID, in modo da poter servire i clienti in modo fluido attraverso entrambe le esperienze.

Facebook Analytics

Con l’intelligenza artificiale migliorano anche le funzionalità offerte dallo strumento conosciuto come Facebook Analytics per le app.

Le nuove features sono state progettate per aiutare i brand a comprendere e ottimizzare il customer journey, acquisendo informazioni sempre più precise e preziose sui propri clienti.

Identity

Buone notizie in arrivo per chi possiede un’applicazione e un Messenger bot con la nuova API dedicata alla gestione delle identità. La nuova API rende più semplice il collegamento con una singola persona, consentendo di mappare un Facebook Login ID e un Messenger ID, in modo da poter servire i clienti in modo fluido attraverso entrambe le esperienze.

tratto da ninja marketing: http://www.ninjamarketing.it/2017/04/19/f8-2017-tutte-le-novita-dalla-conferenza-annuale-di-facebook-per-i-developer/

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Facebook per comunicare con i propri clienti 10/03/2017

Oltre 65 milioni di piccole imprese nel mondo utilizza #Facebook per comunicare con i propri clienti…

In #Italia, purtroppo, sono ancora poche le aziende che utilizzano Facebook come strumento di #Marketing!

Distinguiti dalla concorrenza, affidati a #YumaComunicazione!!

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Marketing Moments 2016 30/12/2016

Il 2016 è stato l’anno dell’innovazione e della tecnologia applicate alle iniziative di branding destinate a riempire gli annali del marketing management. Per non dimenticare proprio nulla, ecco la Top Ten dei marketing moments che hanno segnato l’anno appena concluso.

Nel 2016 abbiamo assistito alla quarta acquisizione più costosa mai avvenuta: la gigantesca produttrice britannica di birra AB InBev si fonde con un altro colosso: la SAB Miller. Uno scossone nel mercato del beverage che ha comportato, a cascata, il passaggio di mano di vari marchi celebri, come la Peroni.

10. AB InBev acquisisce SAB Miller

La maxi-acquisizione ha dato vita ad un colosso in grado di produrre 60 miliardi di litri annui di birra. L’operazione, dal valore di oltre 112 miliardi di euro, ha rimescolato i bicchieri in tavola di tanti consumatori – per non parlare delle agenzie creative dedicate a comunicare l’essenza di brand come Budweiser e Corona.

Ad aprile è uscito il sesto album in studio di Beyoncé, a testimonianza di quanta strada abbia fatto il mercato discografico nel rinnovarsi. Un visual album accompagnato da un film di un’ora su HBO e lanciato in anteprima su Tidal, il servizio che Pitchfork vede posseduto “dall’1% dell’industry musicale”: Jay-Z, Madonna, Rihanna, Kanye West, Calvin Harris, Daft Punk”.

9. Esce Lemonade

Se cinque anni fa le etichette sembravano sull’orlo di accartocciarsi su sé stesse, è innegabile la sperimentazione di marketing che in primis gli artisti stanno portando avanti a beneficio dei propri fan.

Tra i più grandi e indimenticabili successi della pubblicità di quest’anno annoveriamo lo spot di Spike Jonze per Kenzo.

8. L’indimenticabile spot di Kenzo

Un commercial divertente, non propriamente originale ma decisamente fuori dagli schemi, che ci ha lasciati incollati allo schermo anche grazie al carisma della bellissima e sfrenata protagonista, Margareth Qualley.

I grandi eventi sportivi si confermano i protagonisti del real-time: atleti, avvenimenti e celebrazioni sono in grado di catalizzare conversazioni ed hashtag.

7. Le Olimpiadi di Rio

Ricordiamo la spettacolare cerimonia d’apertura, la singolarità di Simone Biles, l’empatia con Bebe Vio, i record di Phelps, piscine inquinate e promesse di matrimonio in social-mondovisione.

Soprattutto, ricordiamo tra i migliori momenti annuali di marketing gli spot di Under Armour, il continuo di Thank You Mom e Procter&Gamble, la partnership a tema digital content tra NBC e Buzzfeed.

Potremmo identificarlo come un marketing moment a parte quello di Mark Zuckerberg che passa invisibile tra le poltrone del Mobile World Congress, mentre tutti sono troppo immersi nella loro realtà virtuale per accorgersi di cosa stia accadendo.

6. VR

Invece, questo momento topico ce ne ricorda un altro, dato che nella stessa occasione Mark Zuckerberg ha svelato che la tecnologia Oculus sarebbe stata alla base del Samsung Gear VR. Oculus Rift come primo effetto del suo lancio ha avuto quello di rivoluzionare le possibilità di sperimentazione da parte delle agenzie per le loro campagne di marketing.

Tra queste, quella di MSC Crociere, che con #NaveinCittà è stata tra i primi brand a creare soluzioni VR per la promozione delle proprie crociere.

Il 2016 ha ospitato una delle campagne presidenziali più agguerrite e social di sempre. Tra attacchi hacker e cyber-scandali, la guerra all’ultimo voto tra Hillary Clinton e Donald Trump è terminata con un risultato a sorpresa.

5. La campagna elettorale USA

Nessuno si aspettava la vittoria del candidato più discusso nella storia delle elezioni americane. Trump ha sfoderato tutte le sue armi di auto-promozione per vincere nella corsa alla Casa Bianca, nonostante i tweet discutibili, nonostante le frasi sessiste e nonostante le espressioni e i meme (o forse grazie a questi ultimi).

Primo atto a sorpresa del Presidente eletto, la convocazione dei leader del panorama del Tech in un summit privato, dal quale Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX, e Travis Kalanick, numero uno di Uber, sono usciti come consiglieri sulle politiche economiche e del lavoro.


Ad aprile il rilascio da parte di Facebook dei live video per tutti gli utenti ha rivoluzionato il nostro modo di intendere i social network. Momenti della quotidianità, eventi e occasioni speciali subito in diretta streaming con un tap sui nostri smartphone.

4. I Live Video e le foto a 360°

Anche le foto a 360° sono diventate una realtà integrata all’interno dei social, sfruttata magistralmente da brand come IKEA, che ha colto subito l’occasione per farne una vetrina per i propri prodotti.

Con Pokémon GO! Nintendo ha riconquistato il mondo del gaming. L’app ha sbaragliato ogni record di download, immergendo milioni di giocatori in un’esperienza di realtà aumentata e facendo schizzare il titolo Nintendo in Borsa.

3. Realtà aumentata: Pokémon GO!

Niantic non ha atteso troppo per inserire all’interno della propria strategia di gioco le “sponsored location”, stringendo partnership con altri noti brand, l’ultimo dei quali con la più nota catena di caffè, Starbucks.

Nel corso dell’anno gli utenti attivi di Pokémon GO sono diminuiti: un segnale del fatto che il mercato è pronto per accogliere l’augmented reality nella propria quotidianità a patto che i brand dietro adottino una proposta di valore sostenibile e concretamente fidelizzante.

Bot automatici, social network e wearable tutti insieme in una strepitosa operazione di marketing. Si tratta di uno dei fenomeni più esplosivi dell’anno appena trascorso, ma la rincorsa al segreto del successo di Snapchat Inc. sembra essere solo all’inizio.

2. Snapchat e la Spectacles-mania

La startup ha costretto anche i colossi come Facebook ad un inseguimento forsennato dei nuovi trend di condivisione, per intercettare quelli che sembrano gli utenti più ambiti di sempre, i Millennial.

L’operazione per il lancio degli occhiali tech di Snapchat, gli Spectacles, resta una delle più riuscite degli ultimi anni, grazie all’unione di suspance e mania. In questo video Ellen Degeneres prova il nuovo gadget:

Messenger bot, Amazon Echo, Google Home e, ultimo arrivato, il Jarvis di Facebook. I bot sono una realtà che abbiamo imparato a conoscere quest’anno, ma che promettono di esplodere nel prossimo, grazie alle loro possibili applicazioni nell’automazione dei nostri task giornalieri, non più limitate solo al ruolo di customer care.

1. L’avvento dei Chatbot

L’ultimo Live Video in diretta dalla casa di Zuckerberg ci ha mostrato una realtà fatta di comandi vocali per la gestione della casa, in una perfetta integrazione domotica. Non resta che domandarci: come sfrutteranno i brand queste grandi opportunità durante il 2017?

Articolo by Ninja Marketing

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WhatsApp può bloccare la crescita di Snapchat? 14/10/2016

Tratto da Ninja Marketing

I nuovi strumenti di editing sono un evidente tentativo di coinvolgere anche gli utenti dell’app del fantasmino

Whatsapp, l’app di messaggistica più usata al mondo, ha recentemente introdotto nuove funzionalità per personalizzare foto e video. Con i nuovi strumenti, che appariranno automaticamente quando si scatterà una foto, potremo scrivere, disegnare e aggiungere emoji su foto e video.

Tutte novità che imitano, o almeno provano a farlo, le funzioni già offerte dal rivale Snapchat.

I nuovi strumenti di editing sono un evidente tentativo di coinvolgere anche gli utenti dell’app del fantasmino, prevalentemente ragazzi tra i 16 e i 25 anni, in modo nuovo.

Al momento Snapchat vanta 150 milioni di utenti mensili, che potrebbero sembrare pochi in confronto al miliardo di utenti attivi di Whatsapp, ma che quest’ultima vuole raggiungere a tutti i costi: foto e video stanno infatti diventando centrali nelle comunicazioni tramite smartphone e sempre più spesso rimpiazzano i classici messaggi di testo.

Al momento Snapchat vanta 150 milioni di utenti mensili, che potrebbero sembrare pochi in confronto al miliardo di utenti attivi di Whatsapp, ma che quest’ultima vuole raggiungere a tutti i costi: foto e video stanno infatti diventando centrali nelle comunicazioni tramite smartphone e sempre più spesso rimpiazzano i classici messaggi di testo.
Non è la prima volta che una società del gruppo Facebook prende spunto dalla concorrenza e ne introduce feature simili. È già successo lo scorso agosto quando è stato presentato Instagram Stories, che permette di condividere con i propri follower foto e video temporanei che scompaiono dopo 24 ore, proprio come già eravamo abituati a fare da tempo tramite Snapchat.

Gli effetti sulla crescita di Snapchat

Inoltre, nel 2013 la società di Mark Zuckerberg aveva già provato, senza però avere successo, ad acquistare proprio Snapchat.
Innanzitutto, c’è il tentativo di riconquistare gli utenti più giovani e i millennial; in secondo luogo c’è la necessità di monitorare i mercati nei paesi emergenti dove al momento Whatsapp è l’app dominante. Sarà molto più difficile ora per Snapchat guadagnare terreno in questi paesi.

Ma quali sono le ragioni di questo tentativo costante di duplicare le sue funzioni?

Innanzitutto, c’è il tentativo di riconquistare gli utenti più giovani e i millennial; in secondo luogo c’è la necessità di monitorare i mercati nei paesi emergenti dove al momento Whatsapp è l’app dominante. Sarà molto più difficile ora per Snapchat guadagnare terreno in questi paesi.
LEGGI ANCHE: Snapchat verso l’IPO, si prepara a diventare grande
Che ne sarà quindi di uno dei social preferiti dai millennial? Se da una parte è vero che gli utenti apprezzano la possibilità di usare contemporaneamente più social network e chat, è anche vero che con l’introduzione di queste nuove funzioni la crescita internazionale sarà notevolmente rallentata. Perché usare due app diverse se queste hanno le stesse funzioni chiave?

Cosa riserva il futuro: Spectacles e IPO

Il fantasmino però non teme la concorrenza e sposta il proprio business sul lato hardware, lanciando Spectacles e gli occhiali da sole che consentono di registrare video di dieci secondi, che tra qualche mese vedremo sul mercato.

A questo si aggiunge la notizia dei preparativi verso la quotazione e una pre-evaluation di ben 25 miliardi di dollari.

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Internaut Day: da 25 anni connessi nel web 23/08/2016

Oggi, 23 agosto 2016, si celebra l’Internaut Day – il Giorno dell’internauta – perché proprio al 23 agosto del 1991 si fa risalire la nascita del World Wide Web nei laboratori del CERN di Ginevra. Facebook celebra questo giorno con un doodle veramente ben fatto perché riassume in poche immagini e qualche parola il significato di questa giornata.Scrive Facebook nel suo doodle per l’Internaut Day: «25 anni di connessioni. Il Web ha fatto il suo ingresso nel mondo 25 anni fa in questo giorno! Ringraziamo Tim Barners-Lee e gli altri pionieri di Internet che hanno contribuito a rendere il mondo più aperto e connesso».

L’immagine è la sintesi grafica della parola internauta e dell’evoluzione del Web in sé. Nello spazio più profondo due astronauti reggono un computer vecchio modello e uno smartphone di ultima generazione. Dagli schermi di questi due device si affacciano due persone – un uomo e una donna – che si stringono la mano. I personaggi sono colorati, mentre gli astronauti, lo smartphone e il computer sono in bianco e nero.
Nel suo doodle per l’Internaut Day, Facebook fa riferimento a sir Timothy John Berners-Lee. Berners-Lee è un informatico nato a Londra nel 1955 e considerato coinventore del World Wide Web insieme a Robert Cailliau. Fu lui che nell’agosto del 1991 mise online il primo sito web. Era il 6 agosto. L’accesso al pubblico avvenne il 23 agosto dello stesso mese e per questo motivo si celebra l’Internaut Day in questa data. Non tanto l’invenzione di Internet in sé, quanto la possibilità di tutto il mondo di accedervi (è questo quello che celebra Facebook).

Cosa vuol dire internauta?

L’Internaut Day celebra l’internauta, come è ovvio. Ma chi è? Come nasce questo termine? Si tratta di un termine composto da «internet» e da «nautam» (dal latino: nave). L’inglese lo fa derivare sempre da Internet, ma come secondo termine della parola composta prende astronauta: per questo motivo nel doodle di Facebook per l’Internaut Day troviamo gli astronauti.

L’internauta è, quindi, colui che «naviga in internet». In pratica tutti noi che quotidianamente accediamo a Internet. A quanto riporta Wikipedia, il termina internauta in Italia nasce nel 1997: «Il termine è stato coniato nel 1997 nel programma di Rai3 “Tema, domande di fine millennio” per definire il ruolo della “navigatrice in rete” che leggeva sul computer presente in studio le notizie collegate alla puntata del giorno».

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Sette consigli per rendere perfetto il tuo portfolio 08/07/2016

Quando si è designer o fotografi e si vuole fare bella mostra di sé, la scelta del portfolio è determinante.

Abbiamo messo assieme un prontuario che potrebbe fare al caso di chi vuole incanalare il proprio talento nella giusta misura per rendere piacevole la visita del proprio profilo ed allo stesso tempo interessare possibili acquirenti riuscendo a coniugare all’efficacia in termini di esposizione l’essenza dei proprio stile.

Ciò che leggerai altro non è che la sintesi dei consigli di alcuni grandi autori di Studi di successo che hanno i propri lavori su Behance o Adobe Stock e che hanno messo a disposizione la propria esperienza per le nuove leve.

#1 La tua Homepage è come lo scaffale di una libreria

Hai bisogno di uno stile pulito e coerente, nel quale ogni elemento sia funzionale al racconto. Immagina le foto d’anteprima come le copertina di un libro. Ogni immagine deve contenere in sé tutti gli elementi che un utente potrà trovare all’interno di quel progetto e tutti i progetti tra loro devono essere parte di un percorso professionale.

Trova un tema, un filo conduttore delle storie che hai raccontato e mostralo con semplicità ai tuoi visitatori. Se oltre alla chiarezza espressiva sarai in grado di mantenere anche uno stile intuitivo nella posizione dei vari elementi attivi, avrai ottenuto lo stesso effetto di quando in libreria vengono disposti i libri di testo di un autore in ordine alfabetico o per tematiche: sarà semplicissimo per chi ha bisogno di un determinato elemento trovarlo esattamente dove se lo aspetta.

#2 Le anteprime sono come un trailer di un film

Le immagini che scegli affinché siano l’anteprima di un progetto sono importantissime: sono le prime (ed in qualche caso le uniche) che un utente guarda nell’interfacciarsi col tuo portfolio.

Devono essere chiare, mostrare lo stile o la tipologia di racconto che avranno modo di trovare all’interno di quella cartella. Un po’ come il trailer di un film: devono avere la capacità di attirare l’attenzione ed invogliare la visione della pellicola nel suo insieme.

Attenzione però a non scegliere qualcosa che sia la sintesi estrema di tutto l’album: è un trailer, non devi spoilerare. L’intento è quello di fare in modo che un utente entri in quella sezione. Se ha già tutti gli elementi necessari per decidere se fai al caso suo sarà più difficile che si abitui a navigare nel tuo portfolio.

#3 Sii versatile…ma senza perdere mai la tua coerenza

Quando si è un artista e si vuole esporre al mondo il proprio talento è facile fare tutto ed il contrario di tutto. In questo senso è facile dare l’impressione che non sia abbia chiaro in testa quale sia l’idea che muove il tuo lavoro.

Per questo devi prestare estrema attenzione a cosa vuoi comunicare ai tuoi possibili clienti e come.

  • cerca di applicare il tuo stile a diversi contesti, di modo che un’agenzia per esempio possa capire in cosa eccelli e che sei in grado di applicare le tue qualità a progetti diversi
  • ciò non di meno se hai un ambito preciso nel quale ti muovi non discostarti troppo. Un portfolio confuso da l’idea di un professionista confuso che vuol fare tutto ma magari non eccelle in nulla.

#4 Divide et impera: l’importanza di categorie e poli-portfolio

Ammettiamo per ipotesi che tu sia egualmente bravo in due ambiti diversi legati alla grafia, che so design e le illustrazioni. Ricordati sempre che devi fare in modo di catturare l’attenzione e mantenerla. Ergo non mettere all’interno dello stesso progetto immagini che facciano capo a tutte e due gli ambiti.

Dividi il tuo portfolio per categorie ad esempio: in questo modo chi viene a trovarti sul portfolio saprà dove andare in relazione alle sue necessità e potrà trovare opere tutte coerenti tra loro dedicate ad un determinato tema.

Pensa addirittura a costruirti un nuovo sito per ciascun progetto. Potrà essere più complessa la manutenzione e l’aggiornamento magari, ma più mostri sicurezza nel mettere in ordine di tuoi lavori maggiore sarà la sensazione d’affidabilità che sarai in grado di comunicare ai tuoi possibili committenti.

#5 Non urlare: il cattivo utilizzo della maiuscola nei titoli

Andy Resigner, dello studio Six and Five, ha notato come molto spesso l’utilizzo del Caps Lock nei titoli sia un elemento che disturba la visione: “meglio utilizzare il minuscolo, è molto più discreto ed elegante“.

In effetti devi pensare che il maiuscolo, nel linguaggio del web, è la variante digitale delle urla. Devono essere le immagini a parlare per te, il testo deve essere essenziale e far da guida, ma lasciando sempre il centro della scena agli elementi visivi.

#6 Le didascalie e definizioni: crea contesto attraverso un buon testo

Nonostante siano foto, video e creazioni 3D ad essere l’elemento che determinerà la scelta di un cliente, è importante che ogni progetto sia accompagnato da un testo che descriva l’intento artistico che ne ha portato alla creazione.

Descrivere anche solo brevemente la location o per esempio la storia che stai raccontando attraverso ogni singola immagine può contribuire affinché siano condivise sui social per esempio. O fa diventare un semplice visitatore un tuo fan.

Più in generale è un modo per presentare te stesso e fornire, attraverso i tuoi racconti, un’immagine di te come professionista e come persona.

Attento però a non eccedere: davanti ad un blocco di testo troppo lungo, potresti deviare l’attenzione dagli elementi visivi o, peggio ancora, suggerire una mancanza di espressività nel tuo lavoro visto che hai avuto la necessità di spiegarlo attraverso una descrizione prolissa.

#7 Mostra come lavori, anche con bozze e schizzi

Abbiamo insistito sul concetto di racconto e percorso, anche di un singolo scatto o opera. Lo storytelling si può applicare anche ad un progetto grafico: quante volte abbiamo ammirato su Facebook dei video in cui in pochi minuti veniva mostrato come è stato dipinto un murales o costruita una scultura da materiali di scarto per esempio?

Il prodotto finale è il culmine di un processo lavorativo che merita che venga alla luce, specie se quest’ultimo è frutto di tante ore di lavoro fatto in maniera creativa.

Pensa quindi ad integrare i video nella tua strategia di presentazione, oppureposta tutti gli schizzi e le fasi intermedie che ti hanno portato alla realizzazione di un pezzo di design.

Il tuo lavoro ti descrive in tutto e per tutto, utilizzalo al meglio per creare interesse attorno alla tua professionalità.

Queste erano solo alcuni di suggerimenti che grandi utenti di Behance edAdobe Stock hanno voluto dare e che abbiamo ripreso in forma estesa.

Articolo by Ninja Marketing!

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Microsoft compra LinkedIn per 26,2 miliardi di dollari 13/06/2016

Microsoft e LinkedIn Corporation annunciano di aver stipulato un accordo in base al quale Microsoft acquisirà LinkedIn a 196$ per azione in una transazione del valore di 26,2 miliardi di dollari, comprensivo di cassa di LinkedIn.

L’annuncio arriva direttamente dal blog di Microsoft, poi ripreso anche su quello di LinkedIn:

Microsoft e LinkedIn Corporation annunciano di aver stipulato un accordo in base al quale Microsoft acquisirà LinkedIn a 196$ per azione in una transazione del valore di 26,2 miliardi di dollari, comprensivo di cassa di LinkedIn.

LinkedIn manterrà il suo marchio distinto, la cultura e l’indipendenza. Jeff Weiner resterà CEO di LinkedIn e riporterà a Satya Nadella, CEO di Microsoft.

La transazione, che dovrebbe chiudersi entro quest’anno, è supportata da Reid Hoffman, Presidente del Board, co-fondatore e azionista di controllo di LinkedIn, e Weiner.

“Così come abbiamo cambiato il modo in cui il mondo si connette alle opportunità, questo rapporto con Microsoft, e la combinazione tra il suo cloud e la rete di LinkedIn, ora ci dà la possibilità di cambiare anche il modo in cui funziona il mondo”, ha dichiarato Weiner. “Negli ultimi 13 anni, ci siamo trovati in una posizione unica per collegare i professionisti e renderli più produttivi, di maggior successo, e non vedo l’ora di guidare la nostra squadra attraverso il prossimo capitolo della nostra storia.”

Articolo by Ninja Marketing

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Coca-Cola introduce il nuovo packaging globale 21/04/2016

TRATTO DA NINJA MARKETING

Grande novità in casa Coca Cola dopo l’annuncio della strategia “One Brand”

A distanza di pochi mesi dall’ufficializzazione della nuova strategia marketing “One brand”, Coca Cola ha annunciato la nascita del nuovo packaging globale. Partendo dal mercato messicano, l’intera gamma di prodotti Coca Cola verranno distribuiti nella nuova veste grafica, caratterizzata da un grande cerchio rosso declinato sulle varianti di prodotto.

LEGGI ANCHE: Rivoluzione nel marketing Coca-Cola: da quattro brand strategy ad una sola
Coca Cola, Coke Zero, Diet Coke/Coca-Cola Light e Coca-Cola Life: tutti e quattro i prodotti dell’azienda verranno proposti con il nuovo design riportante il grande cerchio rosso. Per distinguere tra loro le bibite, il simbolo grafico principale sarà accompagnato dal colore che, fino a questo momento, ha caratterizzato l’immagine visiva di ognuno dei quattro brand:nero per Coca Cola Zero, argento per Coca Cola Light e verde per Coca Cola Life.

Quattro bibite, un solo packaging

Marcos De Quinto, Chief Marketing Officer di Coca Cola, ha dichiarato:

“Inserendo il cerchio rosso Coca Cola nel nostro packaging in maniera così potente, facciamo un passo avanti in più verso l’adozione complessiva della strategia “One Brand”, unendo tutta la famiglia Coca Cola sotto un’unica identità visiva e rendendo più semplice anche per i consumatori la scelta della loro Coca con o senza calorie, con o senza caffeina.”

Pochi brand oltre Coca Cola hanno potuto fare così grande affidamento sulpotere iconico del suo stesso prodotto ai fini di marketing. Il design della suacontour bottle è da sempre un tratto distintivo di questo marchio, entrato in maniera prominente nella cultura popolare anche in virtù del suo carico simbolico. Più di ogni altro prodotto, Coca Cola nei suoi 130 anni di storia è stata celebrata da numerosissimi artisti, musicisti, registi.

Il cerchio rosso come tratto distintivo Introdotto nella campagna globale “Taste the feeling“, il cerchio rosso è stato introdotto per la prima volta nel 1930 su un’affissione stampa dipinta a mano, per poi divenire simbolo della brand equity Coca Cola.

tratto da Ninja Marketing

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Arrivano le chiamate di gruppo su Facebook Messenger 21/04/2016

Con la nuova versione dell’app è possibile effettuare e ricevere chiamate di gruppo

È di poche ore fa il post pubblicato su Facebook da David Marcus, vice presidente di Facebook Messenger, che annuncia l’arrivo delle telefonate di gruppo nella nuova release dell’app Facebook Messenger.

Nelle conversazioni di gruppo con almeno tre e massimo cinquanta partecipanti, apparirà l’icona di una cornetta telefonica. Cliccando su di essa, sarà possibile avviare una telefonata con tutti i partecipanti del gruppo, o gestire gli utenti singolarmente in una schermata successiva.

tratto da http://www.ninjamarketing.it/2016/04/21/arrivano-le-chiamate-di-gruppo-su-facebook-messenger/

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È la fine di Instagram come lo conosciamo? 17/03/2016

tratto da ninjamarketing.it

articolo di Alessio Sarnelli

Galeotto fu l’algoritmo e chi lo scrisse.

Lo scorso 15 marzo sul blog di Instagram è comparso un post che sta creando un bel po’ di discussione. Dal social spiegano che per venire incontro a non ben precisate richieste degli utenti, l’ordine in cui compariranno i post all’interno del feed non sarà più cronologico ma risponderà a criteri di interesse personalizzati.
In altre parole il feed del social virerà su quello che da tempo già succede suFacebook: un algoritmo analizzerà secondo parametri qualitativi (like ed inserimento commenti) quali sono i profili e la tipologia di foto che ci piacciono di più, portandoli in cima all’elenco da consultare, anche se da un punto di vista temporale ve ne potrebbero essere di più recenti postati da altri.

Che cosa significa?

Le ragioni alla base di questo deciso mutamento sono da ricercarsi nelle dichiarazioni rese da Kevin Systroom, co-founder ed attuale chief executive, al New York Times:
Systroom quindi ammette candidamente che le dimensioni raggiunte dalla piattaforma provocano una dispersione d’attenzione che rende irraggiungibile il 70% di ciò che viene postato, e che si è reso quindi necessario aggiornare le modalità d’ingaggio e calendarizzazione.
La decisione però non sta riscontrando consensi unanimi, tutt’altro.

Perchè Instagram vuole cambiare in maniera così radicale?

“On average, people miss about 70 percent of the posts in their Instagram feed, what this is about is making sure that the 30 percent you see is the best 30 percent possible.”

Tutto sbagliato, tutto da rifare?

L’ordine cronologico non è mai stato messo in discussione dagli utenti anzi, è sempre stato considerato un valore aggiunto che favoriva delle sessioni lunghe e modellava a priori le scelte su chi seguire.

La scelta di determinare quali post andranno in cima al feed potrebbe quindi essere vissuta più come una mossa business-oriented che a favore della community, col fondato sospetto che si cerchi di dare più importanza a ciò che si vede subito perché in quella porzione della bacheca sono allocati anche i promoted post.

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Il Barcellona è il club più social, Milan prima squadra italiana 14/03/2016

La piattaforma digitale Results Sport ha pubblicato la classifica dei club più “social” al mondo: considerando i sei principali social network, ossia Facebook, Twitter, Instagram, Periscope, Youtube e Google+, la squadra più seguita è il Barcellona, seguita sul podio da Real Madrid e Manchester Utd. La prima delle italiane è il Milan all’8° posto, segue la Juventus all’11°posto. Più lontane Roma (17° posto), Inter (19° posto) e Napoli (21°posto).

Secondo il report, sommando i seguaci virtuali, i tifosi del Barcellona, in totale, sono 164 milioni e 500 mila. Al 2° posto il Real con 153.311.384, terzo il Manchester United con 92.357.305 persone al seguito. È il Milan, con poco più di 36 milioni di tifosi online, la squadra italiana più seguita. Più staccate Juventus (11esima, 30milioni), Roma (17esima, 9milioni), Inter (19esima, 8,2 milioni) e Napoli (21esima, 5 milioni).

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Intelligenza artificiale di Google ha sconfitto per la prima volta un giocatore professionista di Go 29/01/2016

Un sistema di intelligenza artificiale ottimizzato per affrontare l’antico gioco da tavolo cinese Go ha sconfitto per la prima volta un giocatore professionista, il campione europeo Fan Hui di origine cinese ma in seguito naturalizzato francese. La ricerca è documentata in un paper pubblicato dal numero di questa settimana di Nature.

Il sistema di Google dedicato al Go, che è stato ribattezzato AlphaGo, ha sconfitto per 5-0 Hui, che è classificato nel rango 2-dan, in un match che si è tenuto nello scorso ottobre negli uffici di Londra di DeepMind, la sussidiaria di Google che si occupa di Deep Learning e ricerche sull’intelligenza artificiale.

AlphaGo ha affrontato Hui su una “scacchiera” dotata di una griglia 19 × 19 senza beneficiare di alcun handicap. Dopo questa sfida Google punterà ancora più in alto, visto che è in programma un match con il miglior giocatore di Go al mondo, il coreano Lee Sedol. Il match si terrà a Seoul nel mese di marzo.

“Vincere il match di marzo sarebbe come sconfiggere Garry Kasparov a scacchi”, ha detto Demis Hassabis, co-fondatore di DeepMind. “Lee Sedol è il miglior giocatore di Go degli ultimi 10 anni e batterlo vorrebbe dire che AlphaGo è il miglior giocatore di Go al mondo”.

Anche se il Go ricorda in certi aspetti gli scacchi, pone sfide più difficili sia per l’intelligenza artificiale che umana perché ci sono molti più possibili movimenti realizzabili per ogni turno e molti più esiti possibili. Affrontare sfide di questo tipo non si traduce semplicemente nel migliorare i sistemi procedenti, come il famoso DeepBlue che sconfisse Kasparov a scacchi nel 1997.

DeepMind ha infatti usato delle tecniche di Deep Learning per affinare il suo AlphaGo, le quali prevedono la creazione di reti neurali di dati, sulla base dei quali fare delle inferenze per gestire i nuovi dati in arrivo. Google lavora su queste tecnologie ormai da diversi anni nel tentativo di rifinire soprattutto gli algoritmi alla base dei suoi motori di ricerca, e allo scopo ha acquisito diverse compagnie come DNNresearch, Jetpac e la stessa DeepMind. Tecnologie di Deep Learning sono ormai utilizzate anche dai vari Baidu, Bing e Facebook.

Per stabilire quale mossa realizzare AlphaGo cerca di prevedere cosa potrà fare l’essere umano con cui sta giocando andando ad analizzare un database in cui sono state registrate le mosse di alcuni fra i migliori giocatori di Go. I dati provengono dal KGS Go Server e riguardano complessivamente circa 30 milioni di posizioni. A una base di diversi livelli di rappresentazione, corrispondenti a gerarchie di caratteristiche di fattori o concetti, l’algoritmo poi aggiunge una componente di apprendimento rinforzato, una tecnica con la quale si punta a insegnare alla macchina nuovi tipi di comportamenti attraverso un tipo di apprendimento per prove ed errori.

L’algoritmo di Google fonde i due tipi di rete neurale così ricavati, quindi Deep Learning e apprendimento per prove ed errori, usando un algoritmo di ricerca ad albero Monte Carlo, che comunemente viene usato per la creazione di bot capaci di giocare a Go. AlphaGo ha affrontato alcuni fra i migliori di questi bot per Go e ha vinto 494 match su 495 contro i vari Crazy Stone, Fuego, Pachi, e Zen.

“Le nostre tecniche di intelligenza artificiale in futuro potranno essere usate in ambiti diversi dal Go, anche per importanti problemi della vita reale”, ha detto Hassabis. Il quale ha un’estrazione abbastanza particolare, visto che nasce come programmatore di videogiochi ed è alla base di alcuni dei primi successi di Peter Molyneux come Theme Park e Black & White, prima di fondare Elixir Studios e creare in prima persona titoli come Republic: The Revolution ed Evil Genius.

Fonte: Hardware Upgrade

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Finalmente un nuovo colore Pantone: è il giallo Minion 27/01/2016

Pantone, riferimento assoluto nel mondo della grafica, aveva introdotto una serie di 336 colori nuovi nel 2012, ma nessuna nuova tonalità da ben tre anni: ora ha presentato il Giallo Minion.Si ispira ai Minion, i personaggi di Cattivissimo me, il cartoon di successo che ha introdotto nell’immaginario globale questi piccoli lavoratori tuttofare al servizio del cattivo Gru.

I Minion, che amano i cattivi ma hanno un aspetto che fa tenerezza, sono diventati talmente popolari da meritarsi games, un film dedicato a loro e ora un codice colore della paletta Pantone. Pare che l’idea arrivi da Pharell Williams, che ha lavorato alla colonna sonora dei due film, e che sia stata subito approvata dal Pantone Color Institute: “Il Pantone Minion Yellow apre la strada all’intelligenza e all’originalità”, spiega la direttrice dell’istituto Leatrice Eiseman, “è il colore della speranza, della gioia e dell’ottimismo”.

Il codice finale del colore è dato dal ‘giallo medio’ dei Minion, identificato tramite lo spettroscopio in modo che non sia uguale da altri gialli

È la prima volta che Pantone associa un colore a personaggi. “C’è il desiderio di colori vibranti e gioiosi”, ha dichiarato la vicepresidente Laurie Pressman.

Fonte: Wired

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Con gli smartphone registriamo momenti, ma abbiamo smesso di viverli 22/01/2016

Tratto da wired.it

Luca Della Dora

Vivere le nostre esperienze attraverso lo schermo dello smartphone fa sì che nel tentativo di catturare il momento, dimentichiamo di viverlo

Gli smartphone sono diventati – senza esagerare – un’estensione di noi stessi: sono con noi nei momenti più intimi, in quelli più belli e in quelli meno belli, ma, soprattutto, sono con noi quando viviamo i momenti che vogliamo ricordare.

Il problema è che siamo sempre più preoccupati a delegare a loro i nostri ricordi, dimenticandoci di vivere le nostre esperienze, prima di catturarle e di condividerle sui canali social che usiamo.

Siamo ossessionati dai nostri smartphone, e lo siamo sempre di più: 3 persone su 10 non lo spengono mai, e la prima cosa che fanno al mattino – prima ancora di lavare i denti – è sbloccare lo schermo e controllare se ci sono notifiche, ripetendo, poi, questo gesto mediamente più di 150 volte nel corso della giornata.

È diventata una cosa automatica, a cui non si fa neppure più caso, proprio come – per anni – è stato guardare l’ora dal proprio orologio.

Ogni volta che una nuova tecnologia si diffonde presso un numero elevato di persone, si tende parlare di rivoluzione, e spesso si esagera: non è questo il caso degli smartphone, che hanno effettivamente trasformato il modo in cui viviamo le nostre vite.

Quando non riusciamo a catturare i momenti che viviamo siamo quasi assaliti da un senso di ansia, come se mancasse qualcosa all’esperienza che stiamo vivendo, e per questo siamo disposti a fare cose che non faremmo mai, pur di non perdere quest’opportunità: ci sediamo a terra negli aeroporti pur di non trovarci senza batteria del nostro smartphone; quando siamo in viaggio scegliamo il bar o l’hotel in base alla disponibilità del wi-fi; quando entriamo in un locale ci accertiamo che ci sia campo e via così.

Vivere le nostre esperienze attraverso lo schermo del nostro smartphone fa sì che, pian piano, nel tentativo di catturare il momento, dimentichiamo poi effettivamente di viverlo.

Registriamo così tanto delle nostre vite, che poi, spesso, ce ne dimentichiamo, ed è per questo che – ad esempio – ripercorriamo le nostre memorie attraverso strumenti che ci mettono a disposizione i canali social (basti pensare, appunto, a On This Day di Facebook, che ci ripropone, ogni giorno, quello che è successo negli anni passati in un determinato giorno), o nuove tecnologie (come la Narrative Camera, che scatta una foto ogni 30” senza bisogno di nessuno sforzo da parte nostra – qui un esperimento condotto da Morris Villaroel, Professore al Politecnico di Madrid – che ha registrato ogni istante degli ultimi 2 anni della sua vita).

Questo non significa che gli smartphone abbiano avuto – in assoluto – un impatto negativo sulle nostre vite, anzi.

La possibilità di essere potenzialmente sempre connessi, di avere accesso a qualsiasi tipo di informazione, ovunque e in qualsiasi momenti, o di poter entrare in contatto con tutta la nostra rete di contatti, offre una serie infinità di opportunità che non erano mai esistite e che possono realmente migliorare le nostre vite.

La sfida sarà quella di essere capaci di trovare un equilibrio tra quello che vale la pena registrare, condividere e rivivere, con quello che vogliamo vivere davvero, perché le memorie possono essere riviste e ricordate, ma i momenti non possono essere rivissuti.

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Pratica e definizione del Personal Branding 22/01/2016

TRATTO DA www.skande.com (Riccardo Scandellari)

l Personal Branding consiste nella comprensione e valorizzazione delle capacità e qualità personali, attraverso un’adeguata comunicazione ad un pubblico interessato. Questa è la mia definizione di Personal Branding, quella che racconto su questo blog, ai corsi e nelle consulenze.

Per ottenere buoni risultati in questa attività ho individuato due macro settori in cui impegnarsi.

Personal Branding strategico/analitico Questa è necessariamente la prima fase, che deve essere continuamente aggiornata e manutenzionata. Una parte fondamentale che definisce la direzione da seguire nella seconda fase operativa. Attraverso la comprensione delle nostre attitudini personali e la conoscenza di determinati argomenti, individuiamo un segmento di mercato in cui affermarci. Analizziamo come si muovono il mercato, i concorrenti e il nostro target. Se svolgiamo bene questa analisi, ci rendiamo conto di avere delle lacune, le più comuni delle quali sono: La compresenza di queste lacune, di solito, porta a ragionamenti errati. Molti mi dicono che vorrebbero aprire un blog, ma non lo fanno per mancanza di tempo (lacuna energetica), mancanza di creatività (lacuna culturale, energetica, espositiva) o perché non vogliono esporsi (empatica, energetica). Le scuse per non fare qualcosa sono spesso riconducibili a questi quattro elementi e sono indice di una cattiva conoscenza di sé, dei propri talenti e dei limiti. In altri casi, ci troviamo di fronte a persone che si espongono in maniera esagerata in conseguenza dell’analisi errata del loro pubblico e della sopravvalutazione delle loro effettive capacità. Se i nodi della prima fase sono chiari e adeguatamente affrontati, questa è la parte più semplice. Normalmente non è così, perché entrambe queste fasi vengono messe in campo contemporaneamente e i limiti personali intervengono pesantemente proprio nella fase operativa. Tutti i giorni nella mia attività di comunicazione, mi scontro, a volte in maniera pesante, con limiti personali e attitudinali. Rilevo la presenza di queste lacune anche in ottimi e preparati professionisti che non comprendono quale sia la maniera corretta di esporre i propri contenuti e dialogare con il loro pubblico. Il mio consiglio è di passare alla fase operativa anche a fronte di evidenti carenze attitudinali o lacune. Servono anni per poterle limitare e il percorso di auto miglioramento richiede molto tempo all’interno di un percorso che, probabilmente, durerà per sempre. L’importante è partire in modo onesto e ben consapevoli di chi siamo e fino a dove possiamo spingerci. È l’unico modo per non apparire esagerati o, peggio, ridicoli.

  • Empatica Comprendere le emozioni degli altri e adattare la propria comunicazione in modo da non ferire i loro sentimenti e riuscire a entrare in una comunicazione profonda con il proprio pubblico è una delle capacità più importanti. Fondamentale, se si vogliono ottenere effetti benevoli nei propri confronti.
  • Culturale Non esiste il professionista che abbia la conoscenza totale del proprio lavoro. Esiste il professionista che abbia imparato ad auto formarsi e che sia in grado di trovare le informazioni di cui ha bisogno. Chi è in grado di dedicare parte della propria giornata ad aggiornarsi, è capace di ottenere contenuti e informazioni utili per rimanere al passo con la propria attività. Mai come in questa fase storica a fare la differenza sono l’adattamento e la continua formazione.
  • Energetica La routine e l’abitudine costituiscono una condizione in cui l’essere umano si rilassa e trova la propria gratificazione con il minimo sforzo. La predisposizione ad usare al minimo le energie fisiche e mentali è spesso deleteria e non ci consente di realizzare qualcosa che potrebbe innescare nuove opportunità e nuove prospettive. Uscire dalla propria “zona di confort” è necessario per cambiare e migliorare la situazione.
  • Espositiva Siamo quello che raccontiamo. Comprendere come comunicare e distribuire la nostra conoscenza è una delle capacità imprescindibili nell’attività quotidiana di auto valorizzazione.

Personal Branding operativo

Comunicare è inevitabile. Esprimersi è un’esigenza che deve essere regolata dalla nostra capacità di valutazione. “L’80% del successo consiste nell’esporsi” citando una famosa frase di Woody Allen. Comunichiamo in mille modi diversi, mettendo un like, lasciando un commento o scrivendo un post. Comunichiamo anche quando non facciamo nulla, evitando di postare o di prendere posizione. Chi ci vede si fa un’opinione di noi e dà una sua interpretazione.
Il contenuto che meglio fa percepire la nostra personalità e le nostre capacità è quello scritto o video. Raccontare quello che sappiamo fare, mettere i valori personali e la nostra passione ci permette di infrangere la barriera di diffidenza. Facciamo emergere esattamente chi siamo e rendiamo tangibili le nostre competenze. Comunicare in modo corretto è un’arte, un’abilità che si acquisisce e si affina con la pratica quotidiana e costante.

Questi macro settori ci rendono consapevoli dell’enorme lavoro che dobbiamo fare per ottenere attenzione e credibilità personale. L’etichetta Personal Branding è stata introdotta di recente, ma racchiude al suo interno concetti e pratiche vecchi come l’umanità che oggi, possiamo applicare alla rivoluzione digitale. Un nuovo modo di comunicare in cui ognuno ha la possibilità di di mettersi in evidenza in modo autonomo e in cui la domanda incontra ogni giorno l’offerta. Chi sa offrire un prodotto ottimo ed è in grado di raccontarlo nel modo migliore ottiene i risultati migliori.

di Riccardo Scandellari

http://www.skande.com/definizione-personal-branding-201512.html

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Forbes: classifica dei 100 brand più redditizi al mondo 20/01/2016

Il sito Forbes ha postato la top 100 relativa ai brand più redditizi a livello internazionale, realizzata prendendo in considerazione i guadagni che, nel corso degli ultimi 3 anni, sono stati conseguiti dalle diverse aziende.

Secondo i dati statistici raccolti, abbiamo:

  1. Apple: nell’ultimo triennio è riuscita a conseguire un notevole guadagno, che ammonta a 145 miliardi di dollari;
  2. Microsoft: porta a casa una cifra ridotta a quasi la metà rispetto alla precedente, ossia 69,6 miliardi di dollari;
  3. Google: tutto sommato, non si discosta molto dai traguardi visti per il secondo posto, parlando di un valore pari a 65,6 miliardi di dollari.

Per conoscere quali sono gli altri brand citati nella classifica (che comprende anche nomi come Samsung, Facebook ed Amazon), non dovrete far altro che recarvi sul sito.


Fonte: androiani.com

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Fine supporto per Internet Explorer 8, 9 e 10: Microsoft stacca (finalmente) la spina 09/01/2016

Microsoft ha ricordato agli utenti di Internet Explorer che il supporto delle versioni più vecchie cesserà a partire dalla prossima settimana. Forse tra i software più odiati del millennio, Internet Explorer 8, 9 e 10 non riceveranno più aggiornamenti di alcun tipo dal prossimo 12 gennaio. È pertanto caldamente consigliato per chi ancora usa queste versioni procedere all’aggiornamento a Internet Explorer 11 o Microsoft Edge.

Fra gli aggiornamenti di cui parliamo vi sono anche i più importanti di sicurezza, quindi chi decide di non aggiornare e mantenere una fra le versioni del browser di Microsoft che abbiamo citato poco sopra sarà esposto a gravi problematiche di sicurezza che non verranno mai corrette. La fine del supporto di IE 8, 9 e 10 è doverosa da parte di Microsoft, che può così concentrarsi maggiormente sulle versioni più moderne del browser.

La manovra si inserisce all’interno di un piano più ampio, con il fine ultimo da parte della società di incoraggiare gli utenti a passare alle nuove versioni o addirittura a Edge, la proposta nativa di Windows 10. Internet Explorer 8, 9 e 10 riceveranno un ultimo aggiornamento il 12 gennaio che includerà una notifica “End of Life” in cui verrà chiesto agli utenti di passare alle versioni più recenti ed ancora supportate ufficialmente dalla società.

Microsoft offrirà anche assistenza alle aziende con più di 500 dipendenti per aiutarle ad installare gli ultimi browser su tutti i computer in uso. Le aziende più piccole dovranno rivolgersi invece ad un Microsoft Certified Partner, mentre gli utenti consumer dovranno procedere per conto proprio se hanno disattivato gli aggiornamenti automatici sul sistema operativo in uso (e quindi sono già potenzialmente a rischio).

Fonte Hardware Upgrade

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Twitter, via il limite di 140 caratteri. Ne parla il CEO Jack Dorsey 08/01/2016

Una delle caratteristiche più distintive di Twitter è la sua immediatezza dovuta alla brevità dei messaggi pubblicabili. Sin quasi dalla nascita ogni contenuto pubblico del servizio di microblogging di Jack Dorsey è limitato a 140 caratteri, fattore che “ispira creatività e un senso di velocità”. Sebbene queste caratteristiche non verranno abbandonate, Twitter sta pensando di integrare un modo per scrivere e pubblicare messaggi più lunghi, fino probabilmente a 10 mila caratteri.

Ad annunciarlo è stato un primo articolo di Re/code di qualche giorno fa, seguito da un post pubblico dello stesso Jack Dorsey, attuale CEO di Twitter: “Abbiamo trascorso lunghi periodi osservando quello che la gente fa su Twitter, e abbiamo notato che molti pubblicano come tweet screenshot di testi lunghi”, ha scritto lo stesso Dorsey sul servizio. Al momento questa particolare procedura rappresenta l’unico modo per esprimere pareri complessi, con il testo incluso che tuttavia non può essere ricercato in alcun modo.

“Invece, cosa succederebbe se quel testo fosse… davvero testo?”, continua Dorsey. “Il testo potrebbe essere ricercato, potrebbe essere evidenziato. La cosa aggiungerebbe versatilità e potenza al servizio”. Ma il CEO della società continua sottolineando che il punto forte, distintivo, di Twitter è proprio la sua velocità di fruizione e questa caratteristica non verrà persa se venisse aggiunta la possibilità di inviare messaggi pubblichi più lunghi, anzi continuerà ad essere l’elemento fondamentale del servizio di microblogging.

È curioso notare come il post di Dorsey sia arrivato a poche ore di distanza dall’articolo di Re/code, in cui l’autorevole sito statunitense scriveva che “tweet più lunghi arriveranno molto presto su Twitter”. L’articolo andava nel dettaglio, sostenendo che la società stesse considerando la possibilità di limitare i caratteri di ogni post pubblico a 10.000 battute, identico al limite imposto oggi per i messaggi privati. Sebbene la decisione sulla cifra esatta non sia stata ancora finalizzata, si andrà comunque oltre i canonici 140 secondo Re/code.

Twitter starebbe provando una versione in cui il messaggio pubblico mostra 140 caratteri ma può essere espanso con un click palesandosi in tutta la sua lunghezza e rivelando tutto il contenuto. Anche se la fonte dovesse rivelarsi affidabile, tuttavia, le prime novità per gli utenti finali non saranno così imminenti. Lo ha sottolineato lo stesso Jack Dorsey: “Se decidessimo di pubblicare eventuali novità lo diremmo con largo anticipo agli sviluppatori”, ha infatti concluso il CEO della società nel suo lungo post.

Tratto da Hardware Upgrade

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La tecnologia è diventata di una noia mortale? 05/01/2016

Un recente sondaggio di Accenture, svelato al CES 2016 di Las Vegas, ci offre qualche informazione sul perché il mercato della tecnologia è stagnante, e perché probabilmente continuerà ad andare piuttosto male anche nel prossimo futuro. L’enorme società di consulenza e analisi ha intervistato 28.000 consumatori in 28 paesi, scoprendo che siamo sostanzialmente annoiati e/o spaventati dai nuovi prodotti tecnologici.

Solo il 48% degli intervistati prevede di cambiare telefono nei prossimi dodici mesi; il 6% in meno rispetto all’anno scorso, ma è soprattutto la prima volta che questo valore scende da quando Accenture fa le sua analisi. Ancora una volta è la Cina a far pesare di più il proprio ruolo: in questo paese il valore è passatto dall’82% al 61%.

Solo il 48% degli intervistati prevede di cambiare telefono nei prossimi dodici mesi; il 6% in meno rispetto all’anno scorso, ma è soprattutto la prima volta che questo valore scende da quando Accenture fa le sua analisi. Ancora una volta è la Cina a far pesare di più il proprio ruolo: in questo paese il valore è passatto dall’82% al 61%.
Tra coloro che non cambieranno lo smartphone nel corso dell’anno, il 47% ha deciso così perché trova il proprio attuale terminale sia ancora valido. Non ci sono ragioni valide per cambiare smartphone, in altre parole, e lo stesso vale per computer (si parla di notebook in particolare) e tablet. Altri (26%) hanno appena comprato un dispositivo, mentre il 14% dice di non potersi permettere un nuovo smartphone. Il 4% dice che i nuovi modelli non hanno nulla di interessante.

Guardando alle nuove categorie di prodotto le cose non vanno meglio: vi rientrano smartwatch, gadget per il fitness, strumenti per la sorveglianza domestica e la domotica, droni personali. Le intenzioni di acquisto restano basse e gli utenti interessati, in percentuale, sono sempre quelli.

Accenture si concentra in particolare su quel gran calderone di oggetti che è la categoria “Internet of Things”, dispositivi grandi e piccoli che dovrebbero migliorare la nostra vita grazie a una costante connessione a Internet. Ebbene, la maggior parte degli intervistati trova che siano troppo costosi rispetto ai vantaggi che offrono (62%), ma sono molti (47%) quelli preoccupati della propria privacy, e delle informazioni personali che questi oggetti potrebbero trasmettere senza che ce ne rendiamo conto. Il 23% degli intervistati inoltre non ha ancora capito bene quali dispositivi IoT gli potrebbe essere utili, e il 17% trova tutto il tema ancora troppo confuso.

Accenture si concentra in particolare su quel gran calderone di oggetti che è la categoria “Internet of Things”, dispositivi grandi e piccoli che dovrebbero migliorare la nostra vita grazie a una costante connessione a Internet. Ebbene, la maggior parte degli intervistati trova che siano troppo costosi rispetto ai vantaggi che offrono (62%), ma sono molti (47%) quelli preoccupati della propria privacy, e delle informazioni personali che questi oggetti potrebbero trasmettere senza che ce ne rendiamo conto. Il 23% degli intervistati inoltre non ha ancora capito bene quali dispositivi IoT gli potrebbe essere utili, e il 17% trova tutto il tema ancora troppo confuso.
In conclusione, Accenture suggerisce alle aziende lo sviluppo di proposte che abbiano un grande valore aggiunto, che “assicurino al cliente un’esperienza di alto livello”. E suggerisce anche di lavorare molto sulla sicurezza e sul rapporto di fiducia. Saranno questi gli elementi che determineranno il successo e il fallimento nei prossimi anni, più delle specifiche hardware o di funzioni accessorie dall’utilità discutibile.

“In altre parole”, commenta Matt Rosoff su Business Insider, “la rivoluzione mobile è praticamente finita, e tutti stanno aspettando la prossima cosa da comprare. Le aziende devono fare un lavoro migliore nel creare nuovi prodotti che piacciano alle persone, e devono spiegare perché non dovrebbero averne paura”.

Il quadro che emerge è sicuramente interessante, e tutti possiamo guardarci intorno cercando conferme o smentite: pensate di cambiare smartphone nell’immediato futuro? Che cos’hanno di interessante i modelli nuovi? Smartwatch e fitness tracker hanno un qualche interesse? La privacy e la sicurezza hanno un qualche peso nella decisione di acquisto? Insomma, gli oggetti hi-tech in commercio sono diventati noiosi?

Tratto da Tom’s Hardware

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Facebook at Work in rampa di lancio: la business platform sarà disponibile nel 2016 23/12/2015

Dopo la fase di test iniziata a inizio anno, Facebook annuncia che nel 2016 lancerà ufficialmente Facebook at Work, versione business della piattaforma social.

A darne notizia è il WSJ riportando alcune dichiarazioni di Julien Codorniou, director of global platform partnerships per Facebook at Work tra cui ritroviamo anche la motivazione che ha spinto il network a lavorare a questa soluzione: «L’idea è nata allo scopo di portare Facebook negli ambienti di lavoro (dove spesso trova le resistenze del management perché collegato a una sfera più personale, ndr). Siamo convinti che un ambiente più collegato sia un ambiente più produttivo».

In effetti, dice il WSJ, gli 1,55 miliardi di utenti attivi di Facebook possono fornire un vantaggio importante alle aziende. La sfida per il social si giocherà però su un altro terreno per convincere le aziende ad adottare la sua versione business e cioè sull’integrazione di una vasta gamma di software “enterprise” e di strumenti di lavoro in modo che i dipendenti possano svolgere le loro attività avvantaggiandosi della possibilità di poter utilizzare il “sistema Facebook” per condividere e contattare i propri colleghi.

Il social, in particolare, punta ad attirare le aziende proponendo un “software-as-a-service freemium model”. Le aziende che però vorranno in più l’assistenza clienti, l’integrazione con il software aziendale o maggiori analytics pagheranno invece un paio di dollari al mese per utente.

Altre società come Microsoft e Salesforce.com hanno provato a proporre soluzioni social e strumenti di collaborazione per le aziende, ma senza raggiungere i risultati sperati.

Ma è altrettanto vero che al programma pilota di Facebook at Work hanno chiesto di partecipare 60.000 aziende tra cui anche la Royal Bank of Scotland. Questo significa che c’è tanto interesse e che l’appeal dell’offerta di Facebook convince. Sono state 300 le aziende che hanno alla fine partecipato al beta test e tra queste troviamo, oltre a RBS, anche Club Med e Heineken NV, aziende attraverso le quali Facebook ha potuto anche indagare in questo tempo i bisogni e come la piattaforma potesse adattarsi alle necessità di ciascuna.

Quello che ha generato tutto questo è la constatazione che molti usano Facebook per entrare in contatto con i colleghi allo stesso modo di come si connettono con gli amici. Da qui l’idea di proporre un ambiente dedicato che condivide con il “classico” Facebook l’impostazione, ma integra i servizi enterprise e non richiede di collegarsi con un account personale. «Questo strumento – ha dichiarato Kevin Hanley, director of design di RBS – ci permette di comunicare e di discutere, di condividere e risolvere problemi, in un modo in cui strumenti tradizionali come la posta elettronica non ci permettono di fare».

In effetti il più grande concorrente di Facebook at Work è proprio l’email. Ma da Facebook sostengono che l’email in genere promuove un’organizzazione gerarchica rispetto a un ambiente di lavoro aperto e collaborativo.

Nonostante comunque il grande ottimismo e buoni riscontri registrati, rispetto a Facebook at Work gli analisti non si espongono ancora e adottano cautela.

tratto da http://www.engage.it/

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Sfida #socialTv tra Eni e Report 14/12/2015

Eni in diretta su twitter si prende il contraddittorio con Report ed è storia della ‪#‎socialtv‬.

Trasmissione tv su Rai3, Report, incentrata su “La Trattativa”relativo al supposto affare da un miliardo di dollari dell’Eni per l’acquisto della licenza per sondare i fondali marini alla ricerca del petrolio in Nigeria.

Senza entrare nel merito della questione di cui non ho alcuna conoscenza e competenza è successo questo.

L’Eni in maniera abbastanza clamorosa decide di ribattere alle accuse mosse dal programma con un dossier comunicato in diretta twitter inserendosi nel flusso dell’Hashtag #report.

Tanto clamoroso che ne nasce anche un battibecco tra Eni, Report, Andrea Vianello (direttore di Raitre) e Marco Bardazzi (Communications Director at@eni).
È la prima volta che la social tv viene utilizzata come contraddittorio senza accettare le regole della trasmissione. Risulta evidente la forza che questo atto porta. Normalmente, infatti, il giornalista stabilisce le regole per il contraddittorio all’interno della trasmissione stessa decidendo come da professione in che forma presentarle. Il pubblico televisivo quindi fruisce di un’inchiesta giornalistica che spesso però non accontenta chi è oggetto dell’inchiesta. Adesso con la social tv il pubblico non è solo davanti allo schermo ma anche nel secondo schermo, quello dei social, appunto.

Il fatto che quindi Eni abbia deciso di usare questo canale riveste un’importanza notevole: comunica le sue ragioni con la stessa efficacia o forse anche maggiore senza dover decidere di essere presente in trasmissione.
Da oggi il second screen diventa maggiorenne.

Per la prima volta il secondo schermo non è stato solamente coreografia utile ad amplificare il palinsesto del primo ma è diventato pari grado creando un racconto parallelo ed alternativo al racconto principale.

Il mondo dell’informazione deve fare i conti con nuove interazioni, sempre più dirette e in diretta. In questo contesto dinamico ancora una volta trovo formidabile la potenza di twitter nel poter informare e contro informare in live secondo canalizzazioni hashtag come nessun altro social network è attualmente in grado di fare.

tratto da https://medium.com

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Pantone introduce ROSE QUARTZ & SERENITY 03/12/2015

ROSE QUARTZ & SERENITY

PANTONE 13-1520 & PANTONE 15-3919

A softer take on color for 2016: For the first time, the blending of two shades – Rose Quartz and Serenity are chosen as the PANTONE Color of the Year

As consumers seek mindfulness and well-being as an antidote to modern day stresses, welcoming colors that psychologically fulfill our yearning for reassurance and security are becoming more prominent. Joined together, Rose Quartz and Serenity demonstrate an inherent balance between a warmer embracing rose tone and the cooler tranquil blue, reflecting connection and wellness as well as a soothing sense of order and peace.

The prevalent combination of Rose Quartz and Serenity also challenges traditional perceptions of color association.

In many parts of the world we are experiencing a gender blur as it relates to fashion, which has in turn impacted color trends throughout all other areas of design. This more unilateral approach to color is coinciding with societal movements toward gender equality and fluidity, the consumer’s increased comfort with using color as a form of expression, a generation that has less concern about being typecast or judged and an open exchange of digital information that has opened our eyes to different approaches to color usage.

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Instagram multiaccount: una svolta storica 03/12/2015

La feature più desiderata di sempre sta per diventare realtà. Per è in test su Android

Era da sempre in cima alla lista delle feature più desiderate dagli Igers. Ora, finalmente, sta per diventare realtà: Instagram ha iniziato a testare su Android il supporto al multiaccount. A breve sarà quindi possibile gestire più profili senza dover per forza fare logout/login tra uno e l’altro.

Al momento, infatti, è possibile utilizzare un solo account per volta, e questo rende non proprio agevole l’attività di chi utilizza il social per scopi professionali – gestendo magari più account per conto di brand o attività commerciali – o semplicemente di chi ha più profili per progetti creativi diversi.
L’annuncio di questa imminente novità non può che segnare quindi una svolta davvero storica, paragonabile forse solo all’introduzione del formato rettangolare e delle sponsorizzazioni. In effetti, se si considera che in fondo questi ultimi due cambiamenti sono stati introdotti per posizionare ancora di più il social in un’ottica commerciale e strizzare l’occhio ai brand, l’arrivo del multiaccount sembra chiudere il cerchio proprio in questa direzione. Un social sempre più professionale, sempre più rivolto a professionisti, sempre più gestito da professionisti.

Il multiaccount su Instagram, una svolta storica

Oltretutto, giusto una settimana fa Instagram ha annunciato ulteriorirestrizioni all’utilizzo delle API da parte di app terze, per garantire agli utenti un maggior controllo dei contenuti e una tutela più accurata della privacy. Forse le due mosse sono concatenate e questo passo era diventato inevitabile.

Ad ogni modo, per il momento i beta tester Android sono gli unici a poter sperimentare il supporto al multiaccount con la versione 7.12.0 dell’app. Non c’è la certezza matematica, ma con molta probabilità bisognerà solo pazientare un po’ per poterne beneficiare tutti. Intanto Instagram non ha rilasciato nessuna dichiarazione ufficiale.

tartto dawww.ninjamarketing.it

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Adobe volta le spalle a Flash e consiglia di usare HTML5 02/12/2015

I nuovi standard del web come l’HTML5 diventano ogni giorno più maturi, tanto che Adobe suggerisce di usarli al posto di Flash.

Adobe consiglia di usare i nuovi standard come l’HTML5 piuttosto che Flash per creare contenuti per il web. Il caldo suggerimento, per alcuni inaspettato ma per chi segue il mercato nemmeno troppo, giunge insieme alla scelta dell’azienda di rinominare la piattaforma Adobe Flash Professional CC in Adobe Animate CC.

Animate CC sarà lo strumento di punta di Adobe per lo sviluppo di contenuti animati per il web in HTML5, anche se continuerà a supportare la creazione di contenuti in Flash. Adobe Animate CC sarà disponibile all’inizio del 2016, insieme a un player per i video HTML5 dedicato ai browser desktop, che farà da integrazione al supporto di Adobe all’HTML5 in ambito mobile.

“Oggi gli standard aperti come HTML5 sono maturati e forniscono molte delle capacità che Flash ha introdotto”, spiega l’azienda. “Standard come l’HTML5 saranno la piattaforma web del futuro su tutti i dispositivi, mentre Flash continua a essere usato in categorie importanti come i video premium e il gaming sul web, dove i nuovi standard non hanno ancora raggiunto la piena maturità”.

Per questo Adobe sta lavorando con altre aziende, come Microsoft e Google, per garantire la sicurezza e la compatibilità dei contenuti in Flash. “Oggi annunciamo che stiamo lavorando insieme a Facebook per garantire che il funzionamento dei giochi Flash sul social network continui in modo affidabile e sicuro. Come parte di questa cooperazione Facebook riporterà informazioni di sicurezza che consentiranno ad Adobe a migliorare Flash Player”.

Insomma, non si può dire che “Flash è morto”, ma se anche Adobe caldeggia il passaggio all’HTML5 è chiaro che il vecchio e caro Flash ha sempre di più i giorni contati.

tratto da www.tomshw.it di

Manolo De Agostini
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Il nuovo Google+ è qui 21/11/2015

Mountain View ci riprova e rilancia Google+ con una nuova interfaccia

La notizia è delle ultime ore: Google+ ha una nuova interfaccia. Il colosso di Mountain View sembra infatti non curarsi delle critiche che da sempre vengono riversate sul suo social network, ma guarda e passa. E aggiorna.

Con un post – ovviamente su Google Plus – Luke Wroblewski ha annunciato il nuovo design della piattaforma specificando come l’obiettivo dell’azienda sia quello di creare una esperienza lato utente più semplice, e soprattutto ancora più incentrata sugli interessi degli utenti.

Cosa significa questo? Significa che Google+ sarà sempre più concentrato a sviluppare la comunità e le collezioni, i suoi due veri punti di forza. Certo, parlare di “rivoluzione” o di “rilancio” ci sembra forse esagerato, ma sicuramente questa riqualificazione degli elementi chiave della piattaforma porterà dei risultati

Come ogni rilascio, anche questo sarà progressivo per tutti gli utenti. Se ancora non vedete attivato sul vostro profilo il nuovo layout, ecco come potete accelerare la procedura e iniziare subito a navigare tra le novità del vostro profilo

– andate su “impostazioni”, in alto a sinistra
– cercate su “gestisci attività su google+”
– cliccate sulla barra di ricerca

E ora non vi resta che dirci la vostra: cosa ne pensate di questo cambiamento? Sarà vitale per Google+ o è solo l’ennesimo tentativo di tenere in piedi una piattaforma che, in realtà, non è mai riuscita a decollare davvero?

tratto da http://www.ninjamarketing.it/

18 novembre 2015 | Elisa Marino aka Lisisk

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Perché condividiamo sui social media? La psicologia risponde 21/11/2015

Sapete che il totale delle aziende nel mondo con una presenza su Facebook nel corso del 2014 hanno perso ben 4,3 milioni di dollari a causa di errori sul social media? Non prestare attenzione ai dettagli può essere fatale

Prima di pensare a come ottimizzare la vostra presenza su Facebook, a come convertire le visite in clienti, a come stupire gli utenti con ingegnosi post di instant marketing, è meglio partire dalle basi, e sapere cosa è bene non fare su una pagina Facebook.

Questo post, oltre a ricordare a tutti i social media manager i più grandi errori/orrori da evitare, vuole anche alzare un pochino l’asticella degli improvvisati, ma non tanto per aumentarne le capacità, quanto per far sanguinare meno gli occhi e il cuore ai veri SMM che capitano per caso sulle pagine da loro gestite (o che devono rilevare). Insomma, forse più che un articolo questa è una pubblicità progresso.

Sapete che il totale delle aziende nel mondo con una presenza su Facebook nel corso del 2014 hanno perso ben 4,3 milioni di dollari a causa di errori sul social media? (ricerca condotta da Altimeter). Non prestare attenzione ai dettagli può essere fatale.
Ecco che di seguito trovate i 7 peccati capitali per un Social Media Manager su Facebook: fate un bel post-it per ogni peccato e attaccateli sulla vostra scrivania, tipo Francesco Sole.

1. Non scrivere come se fossi un robot

Cerca di trasformare ogni commento dei tuoi clienti in una positiva interazione. Copiare e incollare riposte standard, fredde e automatiche potrebbe sì farti risparmiare tempo, ma offrirai una spiacevole esperienza di community. I social media sono ambienti di conversazione e chiacchiera: privare chi segue la tua pagina di reali conversazioni e di autenticità è estremamente dannoso.

2. Non eliminare i tuoi post e nemmeno quelli degli utenti

Hai appena fatto un errore? Hai pubblicato qualcosa che non avresti nemmeno dovuto pensare? Bene, pubblica un altro post di scuse, ma evita di cancellare quello contenente l’errore, oppure di editarne mille volte il testo. Non cancellare nemmeno i post dei tuoi fan, che possono trasformarsi in una buona occasione di confronto e per dimostrare l’autenticità delle possibili scelte contestate. In alcuni frangenti di crisi, in particolar modo per le grosse aziende, eliminare i post degli utenti ostili può essere però, sul lungo periodo, la cosa migliore, come fece qualche mese fa Nivea durante il “caso Neve”.

3. Non essere noioso e ripetitivo

Moltissimi utenti tendono a mantenere il “mi piace” ad una pagina ma a smettere di seguire gli aggiornamenti, proprio a causa di post auto celebrativi, noiosi o poco interessanti. Facebook è uno strumento con il quale l’azienda deve impegnarsi nei confronti dei propri clienti, mettendoli al centro della storia, modellando la propria retorica sulle persone che popolano la pagina del social network. Diventa necessario mostrare il “dietro le quinte”, il team di lavoro, i dettagli, quelli che fanno appassionare.Solo in questo modo il livello di engagement rimarrà elevato


4. Non dimenticare qual è la tua audience

Bisogna porre estrema attenzione alla targetizzazione del pubblico. Ad esempio, se la pagina Facebook si riferisce ad un’azienda che produce articoli per bambini, l’audience sarà verosimilmente quella di adulti da 30-35 anni in sù. Quindi non cercate di porre l’attenzione su quanto siano colorati i giocattoli, piuttosto su quanto siano sicuri e convenienti.

5. Non usare hashtag a caso

Ha senso utilizzare gli hashtag su Facebook? Analizzando 200 mila post su Facebook, Social Bakers suggerisce che il numero ottimale di hashtag per ogni post è tra uno e due. Riempire un post di hashtag ha due effetti negativi: il primo è quello di dare l’impressione di ricercare a tutti costi la visibilità, e il secondo è di perdere engagement proprio per il motivo precedente.

6. Usa lo humor solo se ne sei capace

Lo humor e l’instant marketing su Facebook vanno a braccetto. Ma bisogna saperlo fare, altrimenti la brutta figura è dietro l’angolo. Vi eravate persi il post dei Biscotti Gentilini su Marc Marquez? Alcuni hanno gridato al “genio”, in realtà è stato tutto molto triste: la pagina non pubblicava nulla da mesi, poi l’illuminazione e la fretta di postare. Risultato: un’immagine piena di marchi aziendali accostati ai biscotti Gentilini, rischiando così denunce. L’immagine è stata poi rimossa (altro peccato capitale).

7. Non cercare scorciatoie

Acquistare “fan” per la pagina? Nemmeno per idea! Taggare pagine a caso nei post? Non serve a nulla. Condividere i post della pagina col proprio profilo e taggare i vostri amici? Basta vi prego: tanto quelli sono like per disperazione, mica per interesse. Infine, stesso discorso, non invitate più i vostri amici a mettere “mi piace” alla vostra pagina. Non invitateli più.

tratto da http://www.ninjamarketing.it/

19 novembre 2015 | scritto da Luca Scarcella aka Kazuki LuS

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Digital marketing: i nuovi dati che non ti aspetti 06/11/2015

Ecco qualche numero che conferma la crescita e il ruolo del digital nel panorama del marketing moderno

Che il digital sia destinato a rivestire un ruolo sempre più rilevante per il marketing è un fatto sotto gli occhi di tutti. Se sei un Ninja e sei su questa pagina probabilmente hai fatto del digital il tuo mantra e ne sei più convinto di altri. Ecco qui dunque qualche numero, tratto da alcune ricerche dell’ultimo mese, che ti permetterà di convincere anche i più scettici. Vediamoli insieme.

I social sono arrivati e sono qui per rimanere. Anzi, per crescere e diventare sempre più pervasivi. Si registra infatti, secondo una ricerca di Adobe, un accesso da mobile che cresce del 100% anno su anno, contro un più lento 12% che caratterizza gli accessi desktop.

Se parliamo invece di tasso di penetrazione sulla popolazione, un dato su tutti è quello fornito dal report di Comscore Mediametrix: il 100% dei giovani inglesi tra i 15 e i 34 anni ha utilizzato Youtube nell’ultimo anno.

E dal punto di vista commerciale? Anche qui siamo di fronte a cifre pazzesche. Prendiamo Facebook, ad esempio. Le impression generate da Facebook Ads sono aumentate del 10%solo nell’ultimo trimestre, mentre Land Rover ha dichiarato che il nuovo strumento di Lead Ads messo a disposizione da Facebook ha ridotto di quattro volte il costo medio per contattare un potenziale cliente.

Twitter invece, nonostante qualche problema a livello di crescita di utenti, impressiona per quanto riguarda i Video. La società ha dichiarato che le visualizzazioni hanno fatto segnare un bel x150 nell’ultimo anno e che il 90% di queste proviene da mobile.

da nin

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Hashtag: storia di un mito. Chi lo ha inventato e perché? 06/11/2015

Emozionato, eccitato e ottimista, così si definisce Chris Messina, l’inventore dell’hashtag otto anni dopo la sua creazione

Ormai lo sanno pronunciare anche le nostre nonne, lo troviamo anche sulle etichette della biancheria intima. Di cosa stiamo parlando? Di quello che negli anni novanta era semplicemente il cancelletto sulla tastiera dei nostri primi smartphone: l’#hashtag. Ora l’hashtag è entrato a pieno nella nostra quotidianità virtuale e non.

Gli hashtag oggi sono usati regolarmente da milioni di utenti nei più diversi canali social. Tutto questo grazie a Chris Messina, guru nel mondo social, colui che ha dato vita al modo più immediato, organizzato e veloce di condividere i nostri contenuti sui social media.

Rivoluzionario? Geniale? Fatto sta che abbiamo contattato Mr. Messina su uno dei suoi canali preferiti, Twitter e gli abbiamo chiesto cosa pensa e come si sente ora il papà dell’hashtag a otto anni da questa incredibile invenzione:

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire chi ha inventato l’hashtag e perchè. Nella bio di Twitter , Chris Messina si definisce come l’inventore dell’hashtag. Avvocato, Consulente, ex UX Designer di Google, Messina usò l’hashtag con l’intento di raccogliere conversazioni riguardanti BarCamp, una rete internazionale di non conferenze aperte relative alle tecnologie e al web.

Siamo nel 2007 a San Francisco. Proprio qui il primo hashtag della storia fa capolino su Twitter, stravolgendo le basi stesse del microblogging per eccellenza.

Messina era ben cosciente delle potenzialità di quell’unione tra simbolo e parola. La sua vera ambizione, secondo quanto riportato in un post sul suo blog risalente al 2007, era infatti quella di migliorare la user experience relativa al tracciamento di contenuti relativi ad uno stesso argomento in particolare su Twitter.

tratto da www.ninjamarketing.it

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You can’t block Mark Zuckerberg on Facebook 06/11/2015

Washington D.C: Facebook does not allow its users to block founder Mark Zuckerberg.

A Redditor pointed this out and took a screenshot of what happens when you try to block the social media giant, E!Online reports.

Though the option to block Zuckerberg is there, when you actually click the “block” button, an alert appears on the screen that says, “This profile can’t be blocked for now.”

So, the bottom line is that you just cannot block the Facebook founder.

http://www.abplive.in/

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Brunello Cucinelli ospite della Fondazione Carisap 28/10/2015

​Dialoghi sulla Bellezza, Brunello Cucinelli si racconta ad Ascoli Piceno il 24 ottobre 2015

ospite della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno

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Bill Gates compie 60 anni, la storia di un genio visionario 28/10/2015

Secondo la famiglia doveva diventare un avvocato ma lui decise di fondare la Microsoft Corporation rivoluzionando il mondo dell’informatica e diventando l’uomo più ricco del mondo

Chissà se la battaglia per il titolo di uomo più ricco del mondo ha rovinato la festa a Bill Gates, che oggi compie 60 anni.Amancio Ortega, proprietario della catena di negozi di abbigliamento Zara ha spodestato il fondatore di Microsoftper qualche minuto nella classifica dei paperoni di tutto il mondo aggiornata in tempo reale dalla rivista statunitenseForbes. Settantanove miliardi di dollari il primo, settantotto il secondo. Un testa a testa che può aver dato qualche pensiero aWilliam Henry Gates III, abituato a quello scettro per anni e anni, fin da quando era al timone della multinazionale che ha portato al successo, dando vita al personal computer così come lo conosciamo oggi.

I genitori volevano che frequentasse Harward e diventasse un avvocato di successo, lui decise di dare vita ad una società con il compagno di studi Paul Allenrivoluzionando il mondo dell’informatica. Laddove tutti stavano puntando sulla superiorità dell’hardware, Gates decise che bisognava spingere sul fronte del software, rendendo più semplice l’interazione tra uomo e macchina.

Era l’alba di Basic e Dos, due ambienti che hanno fatto da trampolino per la nascita di Windows, del desktop, delle icone e del computer di adesso. Prima di Microsoft per dare un comando al pc bisognava masticare il linguaggio della programmazione, dopo divenne tutto più semplice. Non inventò niente – e la disputa sui “furti” di Bill Gates nei confronti dei concorrenti ha diviso gli appassionati per anni – ma bisogna riconoscergli il merito di aver intuito come sfruttare al meglio le potenzialità della tecnologia dell’epoca. La battaglia conApple (e Steve Jobs) fu dura e senza scampo: negli anni Ottanta il software della Mela era superiore a quello offerto da Microsoft ma preferì scegliere la strada dell’esclusività e del campanilismo per il proprio prodotto. Il sistema operativo migliore poteva funzionare solo nella macchina migliore. Dall’altra parte si scelse invece di fornire la propria licenza a più costruttori possibili conquistando una posizione egemone nel settore. L’una decise di costruirsi un ecosistema chiuso ad un costo superiore, l’altra macinava miliardi con programmi versatili e aperti su tutte le piattaforme, Cupertino compresa.

Due punti di vista differenti che hanno segnato comunque il successo delle rispettive aziende. A 32 anni Gates divenne il più giovane miliardario della storia (titolo poi scippato daMark Zuckerberg), sette più tardi sposò Melinda French, con la quale ha avuto i tre figli Jennifer Katharine, Rory John, e Phoebe Adele. Insieme hanno fondato laFondazione Bill & Melinda Gates, attraverso la quale hanno donato più di 31 miliardi di dollari per sostenere numerose iniziative soprattutto a sostegno dell’Africa. Soprattutto dal 27 giugno 2008, quando Bill ha lasciato Microsoft per ritirarsi a vita privata, dedicandosi completamente alla filantropia e all’aiuto dei più bisognosi.

Tratto da GQ Italia 25 ottobre 2015

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How to Maintain an Inspiring Workspace 28/10/2015

Working from home is an everyday war. On the other side of the battlefield, the internet leers back with a calm expression, because it knows that you’re going to lay down your sword and succumb to the inevitable. It’s 9:05am and you’ve already checked your e-mail and watched eight cat videos. “Just one more” you said, but by lunchtime you’ve ordered Chinese and watched an entire season of F.R.I.E.N.D.S. Once again, the internet has won.

Stress: Where It All Goes Downhill

We will always be subjected to emotional and mental stress as long as we are working; that’s simply the way of things. We worry about money, time-keeping, irritable clients, tax returns and so on. 75% of us will experience varying levels of stress at any moment in time, and the biological response to that is to run away to our comfort zone. For me that’s food and television.

#1. Don’t Have a Workspace

Yep, you heard me correctly: the more time you spend convincing yourself that your iPad needs updating or your desk chair isn’t as “cushy” as it used to be, the more time you’re wasting. Apps and hardware can be distracting — consider eliminating some (air-quote) dependencies in your workspace, or better yet, see how you do without any equipment at all. If your work is very hands-on, then fair enough, but if your work is completely digital, then spend a few hours in a local café without nothing but a laptop.

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Facebook to Begin Testing Dislike Button 18/09/2015

Perhaps the most-sought-after feature Facebook has been lacking may soon become a reality, as co-founder and CEO Mark Zuckerberg announced that the social network will soon begin testing a dislike button.

Zuckerberg said during a town-hall question-and-answer session Tuesday from the social network’s headquarters in Menlo Park, Calif.:
Zuckerberg has stressed in the past (see below) that he wanted a potential dislike button to be a “force for good,” and his comments Tuesday echoed that sentiment:

People have asked about the dislike button for many years, and probably hundreds of people have asked about this, and today is a special day because today is the day that I actually get to say we are working on it, and are very close to shipping a test of it.

We don’t want to turn Facebook into a forum where people are voting up or down on people’s posts. That doesn’t seem like the kind of community we want to create: You don’t want to go through the process of sharing some moment that was important to you in your day and have someone “downvote” it.

If you are sharing something that is sad … then it may not feel comfortable to like that post.
Zuckerberg did not address whether the dislike button would be available on posts by pages.

Zuckerberg discussed the topic of a dislike button during a town-hall Q&A in Menlo Park last December, saying at the time:

We’re thinking about it. It’s an interesting question. There are two things it could mean, and we’re considering and talking about doing one and not the other. The like button is really valuable because it’s a way for you to very quickly express a positive emotion or sentiment when someone puts themselves out there and shares something. Some people have asked for a dislike button because they want to be able to say, “That thing isn’t good.” That’s not something that we think is good. We’re not going to build that, and I don’t think there needs to be a voting mechanism on Facebook about whether posts are good or bad. I don’t think that’s socially very valuable or good for the community to help people share the important moments in their lives.

The thing I think is very valuable is that there are more sentiments that people want to express than just positivity or that they like something. A lot of times, people share things on Facebook that are sad moments in their lives, or that are tough cultural or social things, and often, people tell us that they don’t feel comfortable pressing like, because like isn’t the appropriate sentiment when someone lost a loved one or is talking about a very difficult issue.

One of the things that we have had some dialogue about internally, and have thought about for quite a while, is: What’s the right way to make it so that people can easily express a broader range of emotions—to empathize, or to express surprise, or laughter, or any of these things?

You can always just comment. It’s not like there isn’t a way to do that today. A lot of people are commenting on posts all the time. But there’s something that’s just so simple about the like button. If you’re commenting, a lot of the time, you feel like you have to have something witty to say, or add to the conversation. Everyone feels like they can just press the like button, and that’s an important way to sympathize or empathize with someone in an important moment that they put themselves out there to share.

I think giving people the power to do that in more ways, with more emotions, would be powerful, but we need to figure out the right way to do it so that it ends up being a force for good, and not a force for bad and demeaning the posts people put out there.
Zuckerberg said Tuesday that the dislike interaction has been “surprisingly complicated” to create, but he expects Facebook to begin testing it “soon.”

Readers: What are your thoughts on the possibility of a Facebook dislike button?

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